Molte volte mi sono domandata il motivo per il quale, in genere, pensiamo che se qualcosa non va bene nella nostra vita è per colpa degli altri: se la tua relazione è in crisi, è colpa di tuo marito; se la tua situazione lavorativa non è soddisfacente è a causa del tuo capo, dell’azienda, dell’ambiente di lavoro ecc.

Viviamo lamentandoci di ciò che ci manca, ci offende o non ci piace e pensiamo che un giorno le cose cambieranno da “sole”: che il marito non sarà più di cattivo umore, che i colleghi prepotenti se ne andranno e ne arriveranno altri migliori, che col tempo l’altra persona maturerà e comprenderà la situazione.

Aspettiamo che gli altri facciano qualcosa per cambiare la nostra situazione, lasciamo la nostra vita e la nostra gioia nelle mani degli altri, riteniamo gli altri responsabili del nostro dolore. In questo modo ci abituiamo alla sofferenza, a vivere una vita che non ci piace perché lasciamo passivamente che il destino prenda il sopravvento invece di essere noi in primis a prenderci cura di noi stesse.

 

C’è una frase di Carl Gustav Jung che recita:

“Tutto ciò che ci irrita degli altri, può portarci a capire noi stessi “.

 

 

Tutto ciò che giudichiamo degli altri possiamo riconoscerlo in noi stesse. A volte ci lamentiamo perché non riceviamo un trattamento specifico atteso da parte di una persona e pretendiamo che il suo atteggiamento cambi mantenendo intatto il nostro comportamento, pensando che il problema sia dell’altro: in definitiva chiediamo alle persone di darci qualcosa che noi non diamo a noi stesse.

Comprendere che tutto ciò che ci disturba del prossimo è in noi stessi e che il cambiamento inizia dentro di noi è un grande passo decisivo per cambiare il ritmo della nostra vita. Agire come vittime non cambierà la nostra situazione. Piuttosto, possiamo iniziare a cambiare la convinzione limitante “l’altro deve cambiare affinché le cose migliorino” e sostituirla con una convinzione potenziante che rifletta un’intenzione positiva frutto di una coscienza aperta all’apprendimento dal prossimo.

 

 

Il primo passo consiste nel chiederci:

 

A cosa serve la situazione che sta accadendo nella mia vita?

Per cosa certi comportamenti continuano a ripetersi?

Cosa mi vuole insegnare questa situazione e come posso migliorarla?”

 

 

 

Il secondo passo nel pensare:

 

“Sono io che devo cambiare affinché le cose migliorino” e accettare che l’obiettivo non è quello di avere ragione ma di evolvere.

Con questo cambio di paradigma inizieremo a riconsiderare ciò che si pone davanti a noi e trovare risposte che non possedevamo prima e che ci daranno luce per cambiare il nostro presente.

È nostro dovere iniziare ad assumerci la responsabilità del nostro destino in modo da non lasciarlo nelle mani degli altri. Il cambiamento inizia da noi stesse.

 

“Coloro che non imparano nulla dai fatti sgradevoli della propria vita costringono la coscienza cosmica a riprodurli tante volte quanto sarà necessario per imparare ciò che insegna il dramma di quello che è accaduto. Quello che neghi ti sottomette, quello che accetti ti trasforma.”

Carl Gustav Jung

 

 

Lyna
 
 

 

 

 

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Lyna Johanna Cucaita Martínez 

  • Esperta in Coaching professionale, titolo riconosciuto da ICF (International Coach Federation), acquisito presso la scuola Crearte Coaching.
  • Master Practitioner of Neuro-Linguistic Programming® (NLP Society – Richard Bandler).
  • Practitioner of Neuro-Linguistic Programming® (NLP Society – Richard Bandler).

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